Il responso tanto atteso è finalmente arrivato: la pizza, tra i piatti tipici della tradizione culinaria italiana, è stata dichiarata patrimonio immateriale dell'Unesco. La decisione è stata presa dagli esperti riuniti in Corea del Sud, dopo che nei mesi scorsi la Coldiretti aveva raccolto più di due milioni di firme per far ottenere alla famosa ricetta di origine napoletana il prestigioso riconoscimento e preservarla dagli attacchi di pirateria alimentare che continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo. L'arte dei pizzaioli napoletani è in buona compagnia: non è infatti la prima volta che l’Unesco ha scelto di valorizzare ingredienti o cibi tradizionali selezionati in tutto il pianeta nella sua lista di patrimoni da preservare. Dalla dieta mediterranea alla cucina messicana, da quella francese alla birra belga, ecco gli otto cibi nominati tesori irrinunciabili dell'umanità.

Cucina messicana.

Nel 2005 il Messico è stato il primo paese al mondo a candidare la propria cucina a patrimonio dell'umanità. Perché? Secondo la delegazione che ne esponeva l'unicità a livello internazionale, mentre altrove "la cucina è solo storia di cibo e di pentole, qui è cronologia, memoria, religioni e radici di tutto un popolo". E non avevano tutti i torti, se si considera che le tortillas, le famose sfoglie di farina di mais bianco, si realizzano in questo stato dell'America del Sud da ben novemila anni. Il riconoscimento è poi arrivato nel 2010. Da allora tutti i piatti locali, caratterizzati per la loro varietà di sapori e colori, e per la combinazione di diverse spezie e ingredienti unici, prevalentemente a base di mais, fagioli e peperoncino, sono considerati tesoro dell'umanità.

Dieta mediterranea.

Dal 2010 la dieta mediterranea è patrimonio immateriale dell'Unesco, riconosciuta per la sua eccellenza a livello mondiale. Considerata dagli scienziati tra gli stili di vita alimentare più sani del pianeta, si basa su un regime ricco e bilanciato di alimenti, tra cui cereali, verdura e frutta, olio d’oliva e legumi, e in misura più ridotta pesce, carni e formaggi. Ma è ritenuta preziosa anche perché ha creato un'identità comune a culture distanti tra loro, come quella spagnola, italiana, greca e marocchina, accomunate, però, dal Mar Mediterraneo, che bagna le coste dei rispettivi paesi dando vita ad un ambiente favorevole per la nascita e lo sviluppo di specie animali e vegetali che compongono le basi dell'alimentazione delle popolazioni locali.

Keskek turco.

Il kaskek, patrimonio intangibile dell'umanità dal 2011, è un piatto tipico turco servito in occasioni speciali, come matrimoni e altre cerimonie religiose, a base di carne e grano lavorato, da uomini e donne insieme, in grosse pentole. È proprio la preparazione a costituire un unicum culturale, dal momento che viene effettuata al suono di tamburi e mentre si recitano preghiere, e viene terminata con un vero e proprio rito a cui partecipa tutta la folla degli invitati al banchetto. La tradizione di questa antica ricetta è tramanda da generazione in generazione e salvaguardata da tutta la popolazione.

Cucina francese.

Non un piatto ma tutto lo stile alimentare e culturale che rappresenta. La cucina francese è stata dichiarata patrimonio intangibile dell'umanità nel 2011. D'altronde, gli esperti lo avevano sottolineato durante la cerimonia di premiazione: "il pasto diventa una pratica sociale destinata a celebrare i momenti più importanti della vita, nascite, matrimoni, anniversari", in cui il mangiar bene e lo stare insieme sono accompagnati, come in un rito da tradizione, dall'attenta scelta dei vini, dai significativi gesti della degustazione e persino dall'eleganza con la quale si apparecchia la tavola. Attenzione, però, perché per essere davvero "francese" il pranzo gastronomico secondo l'Unesco deve rispettare uno schema ben preciso, e cioè iniziare con l'aperitivo e concludersi con un digestivo, oltre a comprendere almeno quattro piatti, una entrée, un piatto di pesce o carne con verdure, formaggio e dessert.

Washoku giapponese.

Washoku è la parola utilizzata per indicare la cucina giapponese, o meglio l'armonia del cibo di questo paese dell'Estremo Oriente, altro patrimonio intangibile dell’umanità riconosciuto dall’Unesco nel 2013, rappresentando oltre quattrocento anni di tradizione culinaria basata sulla bontà degli ingredienti, sulla valenza estetica della pietanza e sulla ritualità del pasto. Tra le caratteristiche fondamentali di questi piatti, c'è soprattutto il rispetto della natura e l’alternanza delle stagioni per infondere alle ricette il massimo del sapore e della fragranza. Il Washoku comprende anche le tecniche di lavorazione volte alla conservazione e valorizzazione dei prodotti, in primis del riso, che è l'elemento caratterizzante di questa cucina millenaria.

Kimchi della Corea del Sud.

Il kimjang, la tradizione di preparare e consumare il cosiddetto kimchi che inizia con l'inverno in tutta la penisola coreana, è un "bene culturale intangibile" che va preservato, perché "ha oltrepassato le generazioni e rappresenta lo spirito comunitario dei coreani. Fa parte della loro identità". Con questa motivazione nel 2013 questo piatto tipico della Corea del Sud, a base di cavolo macerato e speziato, è entrato a far parte della lista dei tesori dell'umanità. Per molti secoli la realizzazione di questa ricetta, attraverso un lungo processo di macerazione degli ingredienti, è stata fondamentale per il popolo locale, dato che nei mesi più freddi dell'anno non c'era possibilità di trovare verdure fresche. Per di più alla cerimonia di preparazione partecipa la famiglia e l'intera comunità, andando a rappresentare un importante momento culturale e sociale, oltre che strettamente gastronomico.

Birra belga.

La birra belga è entrata nel novero del patrimonio dell'umanità nel 2017. Secondo gli esperti dell'Unesco, questa tradizione, fatta, tra gli altri, di Gueuze, Lambic e Blanche, merita di figurare nella lista rappresentativa di quanto di meglio la cultura immateriale dei popoli esprime perché, in un solo boccale, sono conservate tutte le tradizioni ereditate dagli antenati birrai e tuttora praticate, grazie alla trasmissione dei segreti di preparazione di generazione in generazione. Le bionde belghe si dividono in tre grandi famiglie: le Ale, ad alta fermentazione; le Lambic, a fermentazione spontanea, e le Lager, a bassa fermentazione, rispecchiando le altrettante anime della popolazione locale che a loro ha dedicato veri e propri musei per celebrare quest'arte secolare.